WINE PRODUCER IN COLLIO

OSLAVIA & RIBOLLA

LA RIBOLLA GIALLA DI OSLAVIA

La storia passa ma la Ribolla resta: quello fra Oslavia e la Ribolla è un legame unico, forse il vero filo conduttore di un territorio che nei secoli ha visto scorrere impetuose le vicende umane.
Sui carri trainati dai cavalli da Oslavia partivano le grandi botti che sfidavano le incerte strade dell’Ottocento per giungere sulle tavole più importanti d’Europa. In queste colline sono arrivati i vitigni francesi e quelli tedeschi ad arricchire i frutti destinati all’Impero Austriaco.

La follia umana ha reso proprio Oslavia “la collina morta”, dove sembrava mai sarebbe potuto crescere qualcosa.

Forse nel cratere di una granata o forse sul bordo di una trincea della Prima Guerra Mondiale, proprio la Ribolla Gialla si è salvata. I contadini di Oslavia l’hanno difesa e ripiantata, perché sapevano che la “ponca”, quel terreno povero, fatto di scaglie che si sbriciolano fra mani, era ciò che la Ribolla Gialla preferiva per esprimere il meglio di se stessa.

Perché la Ribolla è innanzitutto un frutto bello e ricco, con la sua polpa succosa e la spessa buccia dorata. I contadini sapevano apprezzare quella abbondanza, quell’uva che non diventava il vino dei nobili e non faceva parte delle tante influenze succedutesi all’incrocio di tante strade d’Europa: era la “nostra” Ribolla.
Questo legame così stretto, questa conoscenza così approfondita del vitigno ha fatto sì che, proprio a Oslavia per primi si è capito che l’ulteriore “tesoro” della Ribolla Gialla era nascosto nella buccia. La macerazione a caldo sulle bucce riallaccia i fili di una storia lontana ed estrae ancora una volta il meglio di un’uva apprezzata in primo luogo proprio di coloro che il vino lo producono.

 

Da piccoli andavamo a vendemmiare col falcetto che i nostri genitori ci compravano alla fiera di Sant’Andrea. L’uva che aspettavamo con maggiore bramosia era la Ribolla Gialla, perché con i suoi acini grossi e saporiti era molto buona da mangiare. Ricordo che raccoglievo questi grappoli con lo stesso entusiasmo con cui coglievo le prime ciliegie al mese di maggio

 

Silvan Primosic

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L'ASSOCIAZIONE

 

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Gli amici produttori di Oslavia parlano della Ribolla Gialla:

 

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Soprattutto la terra è quella che lascia l’impronta maggiore su questo vitigno. La “ponca” è imprescindibile per la Ribolla Gialla.

 

Dario Prinčič, Azienda Agricola Dario Prinčič

Quando si tratta di Ribolla c’è sempre una certa attenzione: non è un vitigno qualunque ma fa parte della nostra anima

 

Robert Fiegl, Azienda Agricola Fiegl

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Soprattutto ha bisogno di sole: assorbe il sole, si tinge di sole: quando va a maturazione non resta gialla, ma si colora di una splendida tonalità arancione

 

Nicolò Bensa, Azienda Agricola La Castellada

 

E’ una cosa che fa riflettere, perché non si trattava solo di arrangiarsi, di non buttare via niente e di sfruttare tutto alla meno peggio; era qualcosa di più significativo, perché dagli scarti si otteneva il meglio, il prodotto più prezioso. La Ribolla regala anche queste suggestioni

 

Stanko Radikon, Azienda Agricola Radikon

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La Ribolla Gialla non si adatta a ogni clima: lo vediamo anche noi nella stessa Oslavia. Pretende le posizioni più alte e soprattutto la ponca. Bisogna starle dietro, assecondarne le esigenze e allora lei ti ripaga con la sua eccezionale qualità.

 

Franco Sosol, Azienda Agricola Il Carpino

 

 

Per approfondire: www.ribolladioslavia.it

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